IL CONTE UGOLINO . INFERNO DI DANTE, CANTO XXXIII
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domenica 28 marzo 2021
lunedì 8 giugno 2020
domenica 7 giugno 2020
domenica 10 maggio 2020
venerdì 24 aprile 2020
IL MIO CANTO LIBERO - CAVIARDAGE al tempo del coronavirus
IL MIO PRIMO CAVIARDAGE - SCRITTURA CREATIVA - Il Metodo Caviardage è un Metodo di scrittura poetica che aiuta a scrivere poesie e pensieri attraverso un processo ben definito ed un gran numero di tecniche e strategie, non partendo da una pagina bianca ma da testi già scritti: pagine strappate da libri da macero, articoli di giornali e riviste, ma anche testi in formato digitale. Grazie alla contaminazione con svariate tecniche artistiche espressive (quali il collage, la pittura, l’acquarello, etc.) si dà vita a poesie visive: piccoli capolavori che attraverso parole, segni e colori danno voce a emozioni difficili da esprimere nel quotidianoI
lunedì 13 aprile 2020
lunedì 6 aprile 2020
LA STORIA DI NOI DUE VINCE UN CONCORSO LETTERARIO. ETERNATA IN UN LIBRO
LA MIA STORYTELLER SUPERA IL CONCORSO LETTERARIO
http://www.zoomma.news/raccontami-una-storia-un-tempo-imprevisto/?fbclid=IwAR0cCp38PbY869pQkNuv5McQHECHbyl4klwLE-xiipVE0BPken9k0nWSyXg
http://www.zoomma.news/raccontami-una-storia-un-tempo-imprevisto/?fbclid=IwAR0lqnGGG-80pJq4wYJd4hOxgu6nPjCWx5cwxTwfzSbfhM-z0_HryGUlT6Y
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sabato 28 marzo 2020
sabato 15 febbraio 2020
La prima volta
Fu quando spalancasti il sipario del tuo sorriso
la nostra prima volta.
Davanti a una timida cioccolata calda
in un fumoso bar di periferia.
Suonava un Chet Baker
il suo jazz.
Mi tolsi il cappello della solitudine
troppo a lungo portato:
la tua anima interpretava
versi e silenzi
che mi abitano
da ere ancestrali.
Ti riconobbi, eri tu:
il mio diapason
da secoli, da millenni.
Mi spogliai di viltà.
La nostra prima volta.
Mi tolsi pure le scarpe delle parole.
Muta restando,
I tuoi occhi erano i miei
Il mio battito, il tuo.
Mi sfilai le calze
in un giro di cucchiaino.
Mi infilai sotto le lenzuola
di tre pasticcini
profumati di marmellata.
Guardavi le mie dita sottili
e nude.
Le intrecciavi alle tue.
Erano le nostre mani
già incollate di argilla
per l’amore che immediatamente
costruivano.
Il nostro primo giorno
siamo stati muratori, ceramisti, scultori
di un impasto di vene e destino.
Il barista portò lo scontrino:
avevamo comprato cioccolata, pasticcini
e qualcosa che si chiama Noi.
La tromba di Chet non ha smesso mai.
venerdì 14 febbraio 2020
Le storie sono il mio pigiama
Le donne che leggono, scrivono o recitano sono pericolose perchè non si annoiano mai, qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga, una poesia che le emoziona, un tramonto, una colonna sonora; se ne infischiano se le fai troppo soffrire perchè loro s'innamorano di un altro libro, hanno voglia di scrivere un'altra storia, interpretare un altro ruolo... e ti abbandonano... perchè nelle storie ci sono altri personaggi su cui accendere i riflettori. E soprattutto ci sono loro, le protagoniste.
sabato 1 febbraio 2020
ANIMA
Anima, se ti pare che abbastanza
vagabondammo per giungere a sera,
vogliamo entrare nella nostra stanza,
chiuderla, e farci un po’ di primavera?
...
Della più assidua pena, della miseria più dura e nascosta, anima, noi faremo un poema. (U. S
aba)
vagabondammo per giungere a sera,
vogliamo entrare nella nostra stanza,
chiuderla, e farci un po’ di primavera?
...
Della più assidua pena, della miseria più dura e nascosta, anima, noi faremo un poema. (U. S
LEZIONI D'AMORE
Marlene Dietrich amò Edith Piaf per anni.
Per anni Edith Piaf non ricambiò il suo amore.
Forse se ne approfittò.
Marlene per lei fece tutto.
Marlene per lei fece tutto.
Tutto quello che una divinità può fare per un'altra divinità, se innamorata.
Dall'accompagnarla ai concerti in giro per il mondo, al consolarla nella tragedia, perfino condurla dai suoi infiniti amanti segreti, quelli che riscuotevano quell'amore che a Marlene non toccava.
Una sola cosa fermò l'amore di Marlene.
Lo racconta nella sua autobiografia del 1984: “Quando prese a drogarsi, cessai di esserle fedele.
Era più di quanto potessi sopportare. [...] Ero disperata.
Le droghe non erano pericolose come quelle di oggi - non esisteva l'eroina né altre sostanze altrettanto dannose - ma erano pur sempre droghe e io rinunciai ad aiutarla.
Il mio amore per lei persisteva ma era diventato inutile.
Abbandonai Edith Piaf come una bambina perduta, che si rimpiangerà sempre, che porterò sempre nel profondo del cuore."
Come scrive lei stessa, l'amore che Marlene aveva per Edith non sparì mai.
E come avrebbe potuto? Era lo stesso che la portò a farsi fotografare inginocchiata ai suoi piedi per sistemarle una scarpa proprio il giorno delle sue nozze.
Lei, diva di tutte le dive, che ai suoi piedi, avrebbe avuto per sempre il mondo.
Ma l'amore questo fa, rende uomini tutti gli dei.
Era il 1952, a Parigi.
Il fotografo Nick de Morgoli.
Le fotografie che hanno fatto la storia
#ALDAMERINI
Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio, ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte; del resto, ero poeta e trascorrevo il mio tempo tra le cure delle mie figlie e il dare ripetizione a qualche alunno, e molti ne avevo che venivano e rallegravano la mia casa con la loro presenza e le loro grida gioiose.
Insomma, ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio.
Fu lì che credetti di impazzire. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire.
Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso: mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica a uscire.
Mi ribellai. E fu molto peggio. La sera vennero abbassate le sbarre di protezione e si produsse un caos infernale. Dai miei visceri partì un urlo lancinante, una invocazione spasmodica diretta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata di iniezioni calmanti. Non era forse la mia una ribellione umana? Non chiedevo io di entrare nel mondo che mi apparteneva? Perché quella ribellione fu scambiata per un atto di insubordinazione? Un po’ per l’effetto delle medicine e un po’ per il grave shock che avevo subito, rimasi in istato di coma per tre giorni e avvertivo solo qualche voce, ma la paura era scomparsa e mi sentivo rassegnata alla morte. Quella scarica senza anestesia.
Dopo qualche giorno, mio marito venne a prendermi, ma io non volli seguirlo. Avevo imparato a risconoscere in lui un nemico e poi ero così debole e confusa che a casa non avrei potuto far nulla.
E quella dissero che era stata una mia seconda scelta, scelta che pagai con dieci anni di coercitiva punizione.
Il manicomio era sempre saturo di fortissimi odori. Molta gente addirittura orinava e defecava per terra. Dappertutto era il finimondo. Gente che si strappava i capelli, gente che si lacerava le vesti o che cantava sconce canzoni. Noi sole, io e la Z., sedevamo su di una pancaccia bassa, con le mani raccolte in grembo, gli occhi fissi e rassegnati e in cuore una folle paura di diventare come quelle là.
In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro, perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra. Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo.
Insomma, ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio.
Fu lì che credetti di impazzire. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire.
Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso: mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica a uscire.
Mi ribellai. E fu molto peggio. La sera vennero abbassate le sbarre di protezione e si produsse un caos infernale. Dai miei visceri partì un urlo lancinante, una invocazione spasmodica diretta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata di iniezioni calmanti. Non era forse la mia una ribellione umana? Non chiedevo io di entrare nel mondo che mi apparteneva? Perché quella ribellione fu scambiata per un atto di insubordinazione? Un po’ per l’effetto delle medicine e un po’ per il grave shock che avevo subito, rimasi in istato di coma per tre giorni e avvertivo solo qualche voce, ma la paura era scomparsa e mi sentivo rassegnata alla morte. Quella scarica senza anestesia.
Dopo qualche giorno, mio marito venne a prendermi, ma io non volli seguirlo. Avevo imparato a risconoscere in lui un nemico e poi ero così debole e confusa che a casa non avrei potuto far nulla.
E quella dissero che era stata una mia seconda scelta, scelta che pagai con dieci anni di coercitiva punizione.
Il manicomio era sempre saturo di fortissimi odori. Molta gente addirittura orinava e defecava per terra. Dappertutto era il finimondo. Gente che si strappava i capelli, gente che si lacerava le vesti o che cantava sconce canzoni. Noi sole, io e la Z., sedevamo su di una pancaccia bassa, con le mani raccolte in grembo, gli occhi fissi e rassegnati e in cuore una folle paura di diventare come quelle là.
In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento. Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro, perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra. Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo.
giovedì 9 gennaio 2020
RICUNUSCENZA, di TOTO'.
Per le vacanze non ho dato assegno. Solo una poesia di "Avviamento al teatro", RICUNUSCENZA, di Totò. I ragazzi mi hanno fatto morir dal ridere oggi: "Professorè, grazie alla vostra poesia, m'aggio abbuscato 50 euro. Ncoppa 'a seggia!" "Io 60!" "Je ciento, pressorè. Sulo nonnema m'ha dato 50 euro, l'è piaciuta assaje!"
Ho risposto che volevo la parte mia, allora.
E Marco:"No, pressorè, je non sparto cu nisciune!"
Io nella mia vita ho incontrato il classico serpente e non avrei dovuto salvarlo perchè ha tentato di mangiarmi. Per fortuna, era solo un brutto sogno, è finito!
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lunedì 6 gennaio 2020
ECCOMI NELLA SERIE TV I BASTARDI DI PIZZOFALCONE CON GASSMAN
Per un'attrice è sempre una grande esperienza partecipare a una serie di grande successo di rai1 giunta alla terza edizione. Mi sono divertita. Mi vedrete nelle prime 4 puntate nel ruolo di dottoressa. 

Questo è l'attore Eugenio Krauss, austriaco. Fa una parte molto importante ma non vi svelerò nulla.
domenica 5 gennaio 2020
sabato 4 gennaio 2020
Vissi d'arte, vissi d'amore, non feci mai male ad anima viva! Con man furtiva Quante miserie conobbi aiutai. Sempre con fè sincera La mia preghiera
Dopo la tournè teatrale e poi la partecipazione al film con Gassman I BASTARDI DI PIZZOFALCONE per RAI1 nel ruolo di una dottoressa (e tante altre cose), eccomi ieri e oggi a Presentare l'Opera in Teatro. Meraviglioso il mio abito di seta e organza, scollato, tempestato di gioielli e con lo strascico. La vita è bella. Assaje.
venerdì 3 gennaio 2020
LA MIA ELEZIONE A DIVA DELL'ANNO DALLA COMMUNITY FACEBOOK
ELETTA DALL'INTERNATIONAL DIVA DELL'ANNO COMMUNITY PER LA 18ESIMA VOLTA ADDIRITTURA. NON SAPETE QUESTA COSA QUANTO MI SUSCITA ILARITà. AH AH . LA VITA è UN GIOCO. ECCO LE MIE 18 VOLTE: https://www.facebook.com/groups/126641597516466/search/?query=SONIA%20FIAMMETTA&epa=SEARCH_BOX
giovedì 2 gennaio 2020
Cin Cin
Alla fine ciò che conta non sono gli anni nella vita, ma la vita che metti in quegli anni! ( A. Lincoln) E io ci provo ogni giorno
Come iniziare l'anno nuovo
mercoledì 1 gennaio 2020
Non è mai tardi per leggere nell'animo umano
Sotto lo scialle
L’Amore che ho donato
Era il sussurro di una poesia
Non ascoltata
Persa nel vento.
Sotto la pioggia della vita
Da pozzanghere grigie
L’ho raccolto come uccellino bagnato.
Tra le pieghe dello scialle di lana
Lo stringo al mio cuore(Sonia D'Alessio)
venerdì 13 dicembre 2019
SONIA
Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. (Mark Twain)
giovedì 12 dicembre 2019
QUIETE
Vi è tanto Silenzio intorno a me, mi fermo, lo ascolto. Ascoltare il Silenzio risveglia in me la dimensione della quiete interiore. Quando noto il Silenzio non sto pensando, la mia mente è vuota e consapevole! Sono presente a me. Ed è allora che so - io so - che ci sei. Non sei mai andato via. Sei la parte vellutata custodita tra i petali di una Rosa.
giovedì 5 dicembre 2019
Nessun attaccamento
Il passato non ti appartiene; lascialo andare quindi alle tue spalle. Quello che aveva da insegnarti lo ha già fatto nel momento in cui lo hai vissuto e l'informazione si è fissata indelebilmente in ogni tua cellula. Lascialo quindi fluire dietro di te, liberalo e libera in questo modo te stesso da ogni attaccamento e da ogni rimpianto.
sabato 30 novembre 2019
LIBERSONIA
"L'anima
libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perchè provi un
senso di benessere quando gli sei vicino." (Charles Bukowski)
martedì 26 novembre 2019
L'Alcova
Planò
un’anima sulla mia spalla
Un
giorno che guardavo
Il
tramonto
Incendiare
l’orizzonte.
Aveva
gli occhi puliti
Di
ragazzo sincero
La
riscaldai nelle mie mani
Ritrovandomi
in un lampo
Ad
amare
La
sua voce garbata da Mylord.
Per
lei mollai tutto
Vivendo
un amore
Viscerale
e profondo.
Mi sentivo una regina,
di giochi e di segreti.
Allestii una semplice alcova
Con
mille piccoli dettagli:
ci
mangiavamo
per
ore
e
ore
e
ore…
Oggi
schiudo le mani
Assecondando
il suo volo
E
saluto nel velo delle lacrime
Quella
schiena
Che
si fa un puntino lontano
Senza
un perché
C’è
più affetto nell’addio
Che
nell’incontro
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lunedì 25 novembre 2019
IO..MAI Più PAURA
Mai più i
miei capelli tra le tue unghie.
mai più il
mio cuore di cristallo
sotto i
tuoi piedi di ciclope.
mai più il
boato tellurico dei tuoi insulti
che, come
tifone nella conchiglia della mia anima,
spazza via
sogni e silenzi che mi cullano.
Mai più i
tuoi schiaffi come ragnatele
sul mio
viso di bambina.
Mai più
l'urlo del tuo sguardo di brace e dardi
timbrato
nei miei spalancati occhi di neve.
Voglio
andare nuda e scalza
su una
strada irta e innevata,
mangiare
polvere e silenzio,
avere
freddo e fame,
sentire la
solitudine e il fardello degli anni,
la schiena
ricurva,
i seni
vizzi, le gambe inermi.
Ma… andare.
Io. Mai più
paura.
(Sonia Fiammetta D'Alessio)
venerdì 22 novembre 2019
Il mio cuore, le sue zone erogene. Il Nutrimento.
Me ne sto tranquilla, la mente è un lago immobile, il cuore un oceano di ricordi emozionali. Tutto profuma, intorno a me c'è bellezza e Amore. Il mio ventre ha custodito la vita, i miei seni hanno allattato. Oggi sono una Donna Evoluta, il mio corpo ha conosciuto l'essere Donna: la vita crescermi dentro, muoversi, l'esperienza del parto naturale (!!!), che sei sveglia e cosciente e attendi e vedi tutto, quell'esserino bagnato che il medico ti poggia sulla pancia, e lo senti piangere, respirare per la prima volta. E poi l'allattamento. Quella piccola boccuccia che ti succhia. Stai nutrendo, Sonia! Regalando la tua energia perchè il Pianeta viva! Stai partecipando alla vita su questa Terra! E queste emozioni sono impresse a fuoco nella mia carne. Fanno parte della mia pelle, la rendono speciale, quando mi tocco il ventre liscio, il seno, le mie mani da Madre. Che hanno impastato per i figli, che hanno lavorato per loro, cucito i vestititini di Carnevale, preparato le torte di compleanno, rimboccato le coperte. Ho molto da ringraziare, io. Il mio percorso di donna mi ha resa più forte, più bella. Nessuna ruga mi ha scalfita, nessuna perdita mi ha segnato l'espressione del viso. Lo sguardo non è accigliato, il mio sonno è tranquillo, gli occhi limpidi e sinceri. Forse proprio perchè ringrazio sempre per ciò che ho avuto. Sorrido al girotondo della mia vita. Namastè

mercoledì 20 novembre 2019
Nessuna urgenza
Vivo solo di momenti. Li colleziono. Senza ansie. Nessun bisogno. Nel qui e ora. Non ho più fretta. Nessuna urgenza. Nulla da dimostrare nè da ostentare. Sono una donna completa. Libera. Soprattutto mentalmente. Realizzata. Autoironica. Piena di brio. A 22 anni mi sono laureata mantenendomi da sola agli studi; tre anni e una sessione, il max dei voti e il mese dopo ero già di ruolo nel mio paese, vincitrice di concorso: l'indipendenza economica completa a 22 anni! A 25 mi sono sposata e sono diventata madre dopo nove mesi. Una femminilità perfetta. Ho allattato molto...
Faccio il lavoro che amo, sempre soddisfatta, non ho dovuto mai cambiarlo. Ho avuto successo come scrittrice, 3 libri di seguito arrivati al primo posto in Italia per vendite, mi sono comprata una grande casa, la seconda. Coltivo mille passioni: teatro, lettura, scrittura, cucina, gioco, canto, scuola, amici, yoga, danza, famiglia, viaggi... Rido tanto. Amo e bene. Lo so fare. Non lego nessuno e non mi lego. Quando è il momento, passo avanti. Corro come il vento. Difficile prendermi. Condivido lo scambio energetico, ho energia da vendere. Non sono una vampira di energia, ma una donatrice. Una buona amica, una complice. Sul lavoro so fare squadra, sono un punto di riferimento, molto collaborativa e ho ruoli di responsabilità, ideazione e coordinamento. In amore non so cosa significhi litigare, arrabbiarsi, competere, proibire, essere invidiosa o gelosa. So invece cucinare per il mio uomo o anche fare la Dea. Non ho mai sbagliato, nessuno è mai riuscito a trascinarmi nel fango: resto dignitosa ed elegante nel mio comportamento. Sono calma e pacifica. Sincera, temperante. Priva di ipocrisie. Forte e coraggiosa. Meditativa e introspettiva. Il perdono mi viene facile, non nutro mai rancori, non alzo muri, nessun blocco. Ho molti amici; tantissimi uomini mi rincorrono, mi arrivano spesso fiori e cioccolatini tramite il fioraio,
molte donne vogliono copiarmi. Sono una intellettuale interessata alla letteratura, alla poesia, alla politica. Ma curo anche di divertirmi con gli amici. Rido tanto e dormo benissimo. Sono orfana ma ne ho fatto la mia crescita, il mio spessore: mia madre, mio padre e i miei lutti me li porto dentro. Sono abile poi nelle visualizzazioni, ho il terzo occhio assai attivo, ricco di potenzialità. Amo la vita, sono in pace con me stessa. Mi contatto molto tutti i giorni. Coltivo più la bellezza interiore, la mente, lo spirito che l'esteriorità, con la quale invece gioco, senza prendermi troppo sul serio. Mi bastano infatti due minuti di trucco, non ho bisogno di estetiste, diete, massaggi, chirurghi estetici, vestiti costosi. Non invecchio. Ho il corpo di una ragazzina. Una salute di ferro. Sono molto forte, perciò so accogliere nelle mie braccia. Sono piena di vita. E di gioia!
molte donne vogliono copiarmi. Sono una intellettuale interessata alla letteratura, alla poesia, alla politica. Ma curo anche di divertirmi con gli amici. Rido tanto e dormo benissimo. Sono orfana ma ne ho fatto la mia crescita, il mio spessore: mia madre, mio padre e i miei lutti me li porto dentro. Sono abile poi nelle visualizzazioni, ho il terzo occhio assai attivo, ricco di potenzialità. Amo la vita, sono in pace con me stessa. Mi contatto molto tutti i giorni. Coltivo più la bellezza interiore, la mente, lo spirito che l'esteriorità, con la quale invece gioco, senza prendermi troppo sul serio. Mi bastano infatti due minuti di trucco, non ho bisogno di estetiste, diete, massaggi, chirurghi estetici, vestiti costosi. Non invecchio. Ho il corpo di una ragazzina. Una salute di ferro. Sono molto forte, perciò so accogliere nelle mie braccia. Sono piena di vita. E di gioia!
!
Qui e Ora
Vivo momento per momento, muoio al passato, non proietto alcun futuro. Io la vita l'ho già costruita e smontata, per godermi ora il silenzio, la gioia, la bellezza del qui e ora.
martedì 19 novembre 2019
martedì 12 novembre 2019
Femminilità é consapevolezza sensoriale. Le dee sporcaccione
C'è un essere che vive nel sottosuolo selvaggio delle nature femminili. Questa creatura è la nostra natura sensoriale, e come tutte le creature complete ha i suoi cicli naturali e nutritivi.
Questo essere è curioso. Reagisce agli stimoli concernenti i sensi: la musica, il movimento, il cibo, le bevande, la pace, la quiete, la bellezza, l’oscurità.
Questo è l’aspetto femminile che possiede il calore. Non un calore che si esprime in: «Facciamo del sesso». È piuttosto una sorta di fuoco sotterraneo che talvolta divampa, talaltra lentamente brucia, ciclicamente.
Nella donna, il calore non è uno stato di eccitazione sessuale ma uno stato di intensa consapevolezza sensoriale che include la sua sessualità, ma a essa non si limita.
C'è un aspetto della sessualità femminile che nei tempi antichi veniva detto oscenità sacra, non nel senso che ha assunto oggi la parola, ma inteso come saggezza e intelligenza nella sessualità.
C'erano un tempo culti dedicati alla sessualità femminile irriverente, che non erano dispregiativi ma intesi a ritrarre parti dell’inconscio che rimangono tuttora misteriose e sconosciute.
(da “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés)
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domenica 10 novembre 2019
venerdì 8 novembre 2019
MARMOTTA
non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi
saranno sempre due marinai
venerdì 1 novembre 2019
A PEPPINO, A MIO PADRE
Forse qualcosa è rimasto. Chissà.
Atomi di te che solcano
malinconici
la mia stessa dimensione spazio-tempo.
Forse qualcosa vaga nell’aria.
Inalerò il tuo odore
respirando affannata
per una corsa.
Calpesterò atomi di te
mentre cammino a piedi nudi sulla spiaggia.
Ti guarderò all’orizzonte
di rosso tramonto vestito.
Ti berrò con l’acqua salata
mentre nuoto al largo.
Ti sorriderò
quando festoso arcobaleno
colorerai il cielo.
Sarai la lacrima che mi scorre lenta.
O il suono argentino
della mia risata.
Sarai la carezza del vento.
O il sole che brucia la pelle.
Sarai, forse, quell’ombra che mi segue gioiosa.
O gli occhi di un cane fedele.
Sarai nell’aria.
Forse qualcosa è rimasto. Chissà.
di SONIA D'ALESSIO
martedì 22 ottobre 2019
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