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venerdì 22 novembre 2019

Il mio cuore, le sue zone erogene. Il Nutrimento.

Me ne sto tranquilla, la mente è un lago immobile, il cuore un oceano di ricordi emozionali. Tutto profuma, intorno a me c'è bellezza e Amore. Il mio ventre ha custodito la vita, i miei seni hanno allattato. Oggi sono una  Donna Evoluta, il mio corpo ha conosciuto l'essere Donna: la vita crescermi dentro, muoversi, l'esperienza del parto naturale (!!!), che sei sveglia e cosciente e attendi e vedi tutto, quell'esserino bagnato che il medico ti poggia sulla pancia, e lo senti piangere, respirare per la prima volta. E poi l'allattamento. Quella piccola boccuccia che ti succhia. Stai nutrendo, Sonia! Regalando la tua energia perchè il Pianeta viva! Stai partecipando alla vita su questa Terra!  E queste emozioni sono impresse a fuoco nella mia carne. Fanno parte della mia pelle, la rendono speciale, quando mi tocco il ventre liscio, il seno, le mie mani da Madre. Che hanno impastato per i figli, che hanno lavorato per loro, cucito i vestititini di Carnevale, preparato le torte di compleanno, rimboccato le coperte.  Ho molto da ringraziare, io. Il mio percorso di donna mi ha resa più forte, più bella. Nessuna ruga mi ha scalfita, nessuna perdita mi ha segnato l'espressione del viso. Lo sguardo non è accigliato, il mio sonno è tranquillo, gli occhi limpidi e sinceri. Forse proprio perchè ringrazio sempre per ciò che ho avuto. Sorrido al girotondo della mia vita. Namastè

mercoledì 20 novembre 2019

Nessuna urgenza

Vivo solo di momenti. Li colleziono. Senza ansie. Nessun bisogno. Nel qui e ora. Non ho più fretta. Nessuna urgenza. Nulla da dimostrare nè da ostentare. Sono una donna completa. Libera. Soprattutto mentalmente. Realizzata. Autoironica. Piena di brio. A 22 anni mi sono laureata mantenendomi da sola agli studi;  tre anni e una sessione, il max dei voti e il mese dopo ero già di ruolo nel mio paese, vincitrice di concorso: l'indipendenza economica completa a 22 anni! A 25 mi sono sposata e sono diventata madre dopo nove mesi. Una femminilità perfetta. Ho allattato molto...
Faccio il lavoro che amo, sempre soddisfatta, non ho dovuto mai cambiarlo. Ho avuto successo come scrittrice, 3 libri di seguito arrivati al primo posto in Italia per vendite, mi sono comprata una grande casa, la seconda. Coltivo mille passioni: teatro, lettura, scrittura, cucina, gioco, canto, scuola, amici, yoga, danza, famiglia, viaggi... Rido tanto. Amo e bene. Lo so fare. Non lego nessuno e non mi lego. Quando è il momento, passo avanti. Corro come il vento. Difficile prendermi. Condivido lo scambio energetico, ho energia da vendere. Non sono una vampira di energia, ma una donatrice. Una buona amica, una complice. Sul lavoro so fare squadra, sono un punto di riferimento, molto collaborativa e ho ruoli di responsabilità, ideazione e coordinamento. In amore non so cosa significhi litigare, arrabbiarsi, competere, proibire, essere invidiosa o gelosa. So invece cucinare per il mio uomo o anche fare la Dea. Non ho mai sbagliato, nessuno è mai riuscito a trascinarmi nel fango: resto dignitosa ed elegante nel mio comportamento. Sono calma e pacifica. Sincera, temperante. Priva di ipocrisie. Forte e coraggiosa. Meditativa e introspettiva. Il perdono mi viene facile, non nutro mai rancori, non alzo muri, nessun blocco. Ho molti amici;  tantissimi uomini mi rincorrono, mi arrivano spesso fiori e cioccolatini tramite il fioraio,
molte donne vogliono copiarmi. Sono una intellettuale interessata alla letteratura, alla poesia, alla politica. Ma curo anche di divertirmi con gli amici. Rido tanto e dormo benissimo. Sono orfana ma ne ho fatto la mia crescita, il mio spessore: mia madre, mio padre e i miei lutti me li porto dentro. Sono abile poi nelle visualizzazioni, ho il terzo occhio assai attivo, ricco di potenzialità. Amo la vita, sono in pace con me stessa. Mi contatto molto tutti i giorni. Coltivo più la bellezza interiore, la mente, lo spirito che l'esteriorità, con la quale invece gioco, senza prendermi troppo sul serio. Mi bastano infatti due minuti di trucco, non ho bisogno di estetiste, diete, massaggi, chirurghi estetici, vestiti costosi. Non invecchio. Ho il corpo di una ragazzina.  Una salute di ferro. Sono molto forte, perciò so accogliere nelle mie braccia. Sono piena di vita. E di gioia!



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Qui e Ora

Vivo momento per momento, muoio al passato, non proietto alcun futuro. Io la vita l'ho già costruita e smontata, per godermi ora il silenzio, la gioia, la bellezza del qui e ora.

martedì 12 novembre 2019

Femminilità é consapevolezza sensoriale. Le dee sporcaccione

 C'è un essere che vive nel sottosuolo selvaggio delle nature femminili. Questa creatura è la nostra natura sensoriale, e come tutte le creature complete ha i suoi cicli naturali e nutritivi. Questo essere è curioso. Reagisce agli stimoli concernenti i sensi: la musica, il movimento, il cibo, le bevande, la pace, la quiete, la bellezza, l’oscurità. Questo è l’aspetto femminile che possiede il calore. Non un calore che si esprime in: «Facciamo del sesso». È piuttosto una sorta di fuoco sotterraneo che talvolta divampa, talaltra lentamente brucia, ciclicamente. Nella donna, il calore non è uno stato di eccitazione sessuale ma uno stato di intensa consapevolezza sensoriale che include la sua sessualità, ma a essa non si limita. C'è un aspetto della sessualità femminile che nei tempi antichi veniva detto oscenità sacra, non nel senso che ha assunto oggi la parola, ma inteso come saggezza e intelligenza nella sessualità. C'erano un tempo culti dedicati alla sessualità femminile irriverente, che non erano dispregiativi ma intesi a ritrarre parti dell’inconscio che rimangono tuttora misteriose e sconosciute.
(da “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés)

venerdì 8 novembre 2019

MARMOTTA

 Due buoni compagni di viaggio
non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi
saranno sempre due marinai

venerdì 1 novembre 2019

A PEPPINO, A MIO PADRE Forse qualcosa è rimasto. Chissà. Atomi di te che solcano malinconici la mia stessa dimensione spazio-tempo. Forse qualcosa vaga nell’aria. Inalerò il tuo odore respirando affannata per una corsa. Calpesterò atomi di te mentre cammino a piedi nudi sulla spiaggia. Ti guarderò all’orizzonte di rosso tramonto vestito. Ti berrò con l’acqua salata mentre nuoto al largo. Ti sorriderò quando festoso arcobaleno colorerai il cielo. Sarai la lacrima che mi scorre lenta. O il suono argentino della mia risata. Sarai la carezza del vento. O il sole che brucia la pelle. Sarai, forse, quell’ombra che mi segue gioiosa. O gli occhi di un cane fedele. Sarai nell’aria. Forse qualcosa è rimasto. Chissà. di SONIA D'ALESSIO

mercoledì 16 ottobre 2019

NOI

Non ho bisogno di te, ho voglia di te.
Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere.
Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia.
Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio.
Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me.
Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via.
Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione,
ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi.
Non ti lego né mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell'abbandono.
Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me.
Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi.
Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo.
Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia

mercoledì 9 ottobre 2019

Cin Cin

Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare.
Ma ubriacatevi.Charles Baudlaire

Brindo a me

La prima volta non fu quando ci spogliammo
ma qualche giorno prima,
mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa.
Franco Arminio

domenica 22 settembre 2019

Buona Domenica con Amore

Come reagisci tu agli eventi è un fatto tuo, come reagisco io è un modo mio, mi dico: non scendo mai a livello dell'altro quando costui alza muri. Le mie emozioni sono sempre positive, le curo, le proteggo. Le porto via con me. Quando una storia si interrompe ripulisco il campo. Mai rancori. Solo i ricordi belli. Non è tanto importante ciò che abbiamo vissuto ma il ricordo che sapremo portare con noi come arricchimento; solo allora non avremo vissuto invano.

lunedì 2 settembre 2019

La dolce vita

lE DONNE SPECIALI SONO COMPLICI E SORRIDONO. LE ALTRE COMPETONO, MINACCIANO, PROIBISCONO E ACIDIFICANO

sabato 31 agosto 2019

lontani dal comprenderci. la notte è terribile, si sa

"È questo il difetto delle parole. Stabiliamo che non c'è altro mezzo d'intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio.La notte è terribile, si sa." ( Josè Saramago,Di questo mondo e degli altri)

giovedì 29 agosto 2019

Il sole fuori e dentro me

La cattiveria è degli sciocchi. E' di quelli che non hanno capito che non vivremo in eterno. (Alda Merini)

LA PACE NEL CUORE


Io ho la fortuna di avere la gioia nel cuore. Per me è come una fiammella. Sto sempre attenta a proteggere questo piccolo fuoco che riscalda, a fare in modo che niente e nessuno me lo spenga mai..e mi piace farne dono ogni giorno... Non conta avere soldi, bellezza, intelligenza. Ma questa piccola fiammella da donare. E se qualcuno mi ferisce, alzo le spalle e mi dico che l'umana natura è imperfetta e fragile: un soffio non spegnerà la mia fiammella...

martedì 25 giugno 2019

TORNA

Ritorna ancora e prendimi,
amata sensazione, ritorna e prendimi,
quando si ridesta viva la memoria
del corpo, e l’antico desiderio di nuovo si versa nel sangue,
quando le labbra e la pelle ricordano, e la carne,
e le mani come se ancora toccassero.
Ritorna ancora e prendimi, la notte,
quando le labbra ricordano, e la carne…
(KONSTANTINOS KAVAFIS)


lunedì 21 gennaio 2019

domenica 13 gennaio 2019

AMORE DI MAMMA #maternità #figli #ilsensodellavita #nutrimento #pace #serenità #gioia #Amore




Lo sento pulsare come un’onda
 che lambisce la spiaggia.
Si stende come un bimbo
che si stiracchia al risveglio.
Si allarga come lo sguardo
che scruta l’orizzonte:
è il mio cuore
quando penso a voi,
colori della mia vita,
grilli della mia estate,
pesci del mio mare.
E’ il mio cuore che vi abbraccia.
Piccoli grandi doni
del cielo.


Mistero gioioso
di questa sorprendente vita.             

IL MIO MONDO #amoredimamma #maternità #figli #ilsensodellavita #nutrimento #pace #serenità #gioia #Amore #rinascita #sogni



In questo corpo una duplice vita, ma una!
In questo gonfio ventre
due battiti, no, uno.
E il mondo poi, ha salutato lei,
la bellissima e dolce Isabella.
Il canto dell’usignolo che
ti allieta la vita;
la fresca fontanella dove
abbeverare il cuore quando è stanco.
Poi sei venuta tu,
birichina Felisia,
ammasso di carni tenere e rosee,
occhi scuri, naso a patatina,
manina grassottella.
Il mio mondo bellissimo è qui,
giostra di colori, suoni, odori.
E’ nella carezza di quella
manina soffice, di quegli occhietti,
di quella vocetta roca e argentina
che mi dice: “… nel letto ‘ammina” .*
o nel tenero bacio
un po’ umido
che mi desta la notte
e nel buio scorgo
gli occhietti vispi
della mia bimba
che si fa posto tra le mie lenzuola.
Il mio mondo bellissimo
è in questa casa
che scoppia di risa, di grida, di pianti, di giochi.
Di vita.

ELISIR #amoredimamma #amoregrande #felicitàvera #ilsensodellavita



Cuore mio!
Piangevi,
cantando su questi nudi fogli
la tua rabbia, la tua malinconia!
Vecchio, vizzo cuore,
dove sei?
Eri disidratato
come una foglia senza linfa,
tu
senza l’amore
 che ti aveva schiaffeggiato
quand’eri solo una bimba.
Ora sei turgido
dell’amore di mamma
che ti ha gonfiato  
fino a straripare
dilatando la tua pelle,
oggi luminosa come un manto di stelle.
E’ nello splendore di quest’amore
che sei rinato giovane, pulsante.
Tu, un tempo vecchio,
vizzo cuore rugoso,
hai bevuto l’elisir
 dell’eterna felicità:
l’esser mamma!

mercoledì 4 luglio 2018

LA STORIA DI SARNO IN 10 VOLUMI - La terza monografia di Locatelli ci narra quaranta storie di sognatori sarnesi



“GLI UOMINI E LE IMPRESE DEL ‘900. Gli industriali, i costruttori, gli imprenditori e le banche”: è questo il titolo della terza tra le dieci monografie con cui Goffredo Locatelli promette di raccontare Sarno. L’opera è appena uscita, la potete trovare alle edicole, e appare assolutamente uno di quei volumi da ficcare in valigia tra solari e bikini e portare sotto l’ombrellone: attenzione, però, potreste scordarvi di dove siete e cosa state facendo, e ritrovarvi così, nel mentre leggete, arrostiti come  peperoni, dato che il libro vi cattura e si fa divorare.
 Locatelli si conferma un grande affabulatore, ma la sua particolarità – che fa di lui una delle migliori penne in circolazione – è che riesce a far sembrare romanzo quel che invece è storia; fatica, sudore e frutto di una ricerca certosina di notizie, descrizioni, persone, eventi. L’Autore, che ha alle spalle una vita da giornalista di successo, ha conservato la sua passione per le interviste e l’indagine, anche umana, che è la sua caratteristica più bella, a mio avviso; ama sedersi a conversare, ma soprattutto ad ascoltare chi di cose interessanti da narrare ne ha veramente. E queste cose trasmuta in racconti avvincenti. Per questo libro è arrivato persino a fare ricerche in America e rintracciare i discendenti dei grandi uomini sarnesi. Il tutto, corredato anche stavolta da un archivio fotografico enorme.
 I nostri imprenditori di successo meritano attenzione, le loro storie restituiscono il quadro di una Sarno laboriosa, di famiglie che si sono rimboccate le maniche e hanno saputo creare lavoro nel nostro territorio. Partendo dal nulla. Ecco, è questo il comune denominatore, le quaranta storie hanno questo in comune.
 Chi sono gli imprenditori sarnesi? - si chiede Locatelli. Sono dei sognatori, “perché l’entusiasmo, in quanto emozione, può nascere solo dai sogni. Sogni ambiziosi, mete difficili…” E allora l’affascinante Lina Renzullo ci racconta con umiltà come, da semplice estetista, ha saputo sognare, volare alto, immaginare, creare, faticare, combattere. Una delle storie che maggiormente mi ha colpita, quella del Centro Lars. Ne cito altre due. Quella di Gustarosso, cioè del sognatore Eduardo Ruggiero, che ha fatto del semplice pomodoro San Marzano un marchio mondiale. E la strada, quando ci si mette la creatività di Paolo Ruggiero, il figlio, è una sfavillante ascesa: con Paolo è nata Pomodoria, l’Accademy per far conoscere con corsi di cucina il mondo del pomodoro. Terza storia che mi colpisce è quella di Aldo Rainone: con lui, la RCM Costruzioni è diventata la holding di uno dei gruppi emergenti nel panorama nazionale delle imprese di costruzioni.
 Gente capace di portare il nome del nostro paese in alto, e varcare i semplici confini territoriali. Un libro, dunque, che incita i nostri giovani a sognare, a provare a inventare e costruire, a cambiare: tutto è possibile se c’è questo carburante.
Un libro da utilizzare negli istituti superiori quando si parla di Orientamento e di alternanza Scuola-Lavoro.

sabato 30 settembre 2017

Faccio ordine, rassetto #SF&P

Faccio ordine, rassetto la casa del mio cuore. Qui in libreria, il silenzio. Lì sul divano, la calma tra i cuscini. E sul tavolo stendo il velluto del mio perdono.
Sistemo i fiori della mia allegria nel vaso sul trespolo. Ripongo nel mobile le foto della malinconia.  Metto in lavastoviglie la gelosia. Questa maglia appena unta di rabbia, in lavatrice. Le parole di troppo spruzzo con lo smacchiatore, perché si sa quelle son macchie difficili da eliminare. Il cassetto della vendetta e del rancore è vuoto da sempre, e allora vi metto chili di gratitudine. Sistemo, con le pile dei panni da stirare, i miei propositi per il futuro. Ecco un calzino spaiato di amori a senso unico. Non è assolutamente da gettare; lo stendo al sole insieme agli abbracci negati. Nel cestone dei panni sporchi o usati ficco le critiche e le offese. Nel panierino della tombola due desideri mai avverati. Le bambole della mia infanzia felice colloco sulla credenza in salotto. Il pane appena sfornato, sulla madia in cucina. In frigo ripongo le delusioni cocenti; nell’armadio, i ricordi per l’inverno della mia vecchiaia perché mi tengano caldo. Butto nel water la mia finta saggezza e tiro lo scarico. Vanno nell’immondizia indifferenziata le cattiverie ricevute; nel cesto azzurro del riciclabile, gli amori di plastica; nell’umido, gli amori veri che nutrono la terra. Tra le pagine del mio diario infilo una ruga, una lacrima ed un capello bianco. Nel bymbi vanno le cose amare da rimescolare, fuori alla porta il mio nome da ricordare.
 Sotto il cuscino l’autoironia, per filtrare a fine giornata il mio vissuto. Nel forno metto a scaldare la mia armatura da guerriero di burro. Un po’ di essenza di speranza nei pourpourì. E al pianoforte, la mia anima nostalgica: suonami qualcosa!
Dopo la casa, è il momento di curare la padrona. Polvere azzurra di cielo e sogni sulle palpebre, e sulle labbra stendo la voglia di baci. Crema sulle mani che accarezzano la vita, talco rinfrescante sui piedi che cammineranno tanto. Profumo di seduzione spruzzo sul collo, anelli di vanità metto alle dita. E un fiore infilo tra i capelli a ricordarmi la mia femminilità.


Tra i cioccolatini nel portabonbon… la mia fantasia.

venerdì 15 settembre 2017

SCARABOCCHIO, parte II - Il microfono a Sonia Fiammetta #SFP

"FEDELE COMPLICITA'. Addio con brio."

Con la mano ancora salda alla maniglia, poggiavo la fronte sulla porta, le orecchie tese ad ascoltare il rumore dell’ascensore che ti portava via, gli occhi chiusi a ricordare il nostro lungo bacio di addio. Mi abbandonavo alla felicità, lasciandomela scorrere addosso come un dolce veleno. Sentivo nella mia bocca il sapore di te, di quell’ultimo bacio sull’uscio della nostra storia sottile.
Non ti ho chiesto mai quando… né se…saresti ritornato. Il tempo era per me un dettaglio stupido, inutile. Era importante mettere le essenze di fiori d’arancio nei pourpourì in salotto, quelle alla vaniglia in camera da letto, preparare tutte le musiche, i dettagli. Ma il tempo no. Non m‘importava. Ci dicevamo addio ogni volta. E ogni volta… ero felice.
Lentamente riaprivo gli occhi: tutto attorno a me era il palcoscenico di te.
Da smontare.
Con cura.
Con lo stesso amore dell’inizio.
Io, il falegname e lo scenografo.
Spegnevo lo stereo. Ciao, Chet Baker.
Avvolta nella magia di un silenzio ancora carico di noi, lentamente, svuotavo il vassoio della tua colazione. Tenevo tra le mani con estrema calma e lentezza la tua tazzina, guardavo il fondo del caffè che avevi lasciato: ci vedevo i tuoi lucidi occhi verdi assonnati. Bevevo l’ultimo sorso d’acqua dal tuo calice, come una ladra d’amore. Lavavo e posavo le tazzine del caffè e la caffettiera ancora bollente. Lavavo e asciugavo lentamente cucchiaini, piattini, bicchieri. La crepiera nella quale avevo saltato crepes improvvisate alle cinque e quaranta del mattino. E poi le tazze da tè: mi versavo nella tua ancora un po’ della mia tisana. Mela curcuma zenzero e cannella. Con il dito giravo lentamente intorno al filo d’oro della decorazione. Tu eri lì, in quei piccoli oggetti che mi erano serviti per allestire il palcoscenico di te. Eri nelle crepes che ti avevo improvvisato, o nello zucchero caduto dai cornetti, nell’odore delle mie tisane. Sì, ne avrei preso ancora un sorso.
Ora i servizi di porcellana erano al loro posto. Al loro posto i vassoi, le brocche, i miei sentimenti, la teiera, i piattini del dolce. Pulivo la tavola. I fornelli. Riponevo in credenza i biscotti, i cubetti di zenzero, le parole non dette, le emozioni di troppo, le mandorle.
E c’era ancora più amore nel riporre ogni cosa, nel riordinare ogni pezzo.
Ogni pezzo era una carezza. E ora erano tutte in fila. stipate nei mobiletti del cuore.
In camera, il letto era sfatto. Un frizzante venticello del mattino agitava lievemente le tende arancio, smuovendo nell’aria il mio profumo: non andavo a letto senza averne spruzzato due gocce dietro al collo e sul seno.  Io ... forse ero ancora lì. Lì c’era l’Anima che avevi amato.
Nello specchio dell’armadio guardavo i miei capelli sciolti e spettinati, il trucco un po’ squagliato, tanto da fare pendant col mio cuore di burro. Il babydoll di turno. Le gambe nude.
Ero la donna che avevi amato. Non la bambina che aspettavi. Ma una Donna. Troppi difetti, troppo imprevista. Non la ragazza con il velo da sposa. No. Solo un’anima nuda. E sola. Qualche lacrima, una ruga ed un capello bianco.
Dal cassetto, prendevo il mio quadernodellepiccolegioie. Annotavo con cura i pensieri, ciò che ci eravamo detti, i segreti che mi avevi confidato, le emozioni che mi si erano incollate sulla pelle.
Rifacevo il letto, portavo via la bottiglietta d’acqua dal tuo comodino, riponevo le tue ciabattine bianche. E… i nostri giochi segreti. Sìììì!! Un sorriso malizioso mi rallegrava il cuore e l’anima. Sentivo un giullare saltellarmi dentro. E giocolieri erano i ricordi che mi assalivano. I ricordi dei nostri giochi inventati come bolle di sapone.
Ogni volta mi lasciavi così. Innamorata fino al midollo. Felice nelle capriole dell’anima. Profumata di te. Sapevo che sarei rimasta in questo stato, inebetita, per qualche giorno. Prima di tornare alla mia vita. Alla mia vita densa e orientata, nella quale ti eri intrufolato zitto zitto, scivolando forse sotto la porta chiusa a chiave. Come un profumo.
“Gli incontri arrivano quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente”.
E tu dopo il nostro incontro, eri nato. Ti avevo visto felice e nuovo, che mi cercavi, che ti facevi chilometri di stanchezza per venire.
Ma ora volevi morire ancora. Mi chiedevi il veleno. E io ti spalancavo la porta, ti davo la rivoltella, il pugnale, la cicuta. Vai. Vola, Anima. Addio con brio.
Ma ora eri lì, ero lì. La stanza sapeva di noi.
Mi accoccolavo adagio sotto le lenzuola.

E riprendevo... ad amarti.

sabato 2 settembre 2017

SCARABOCCHIO - Il microfono all'uomo #SFP








Nella lista mentale dei miei progetti di uomo cadesti come una goccia d’inchiostro, a incunearti tra gli elenchi delle priorità. Imprevista. Eterea e allo stesso tempo ingombrante. Lontana ma vicina. Inafferrabile ma presente. Piccola ma grande. Un simpatico scarabocchio.
La vita è ciò che ti accade mentre sei occupato a progettare altro, riflettei senza rassegnazione alcuna.
Arrivasti nella casa della mia anima quando le tende erano chiuse, le finestre serrate, i portoni sbarrati. Da dove fossi entrata Dio solo lo sa.
Tutto era immobile, nella casa della mia anima. Fermo a un conto in sospeso. “Chi sa guardare la tua anima merita un posto nel tuo cuore”: questa la consegna su cui dovevo riflettere. Imparare senza opporre più resistenze. Mai più.
Mi tirasti via con dolcezza, prendendomi la mano. Costruisti per me un palcoscenico immenso, spettatrice sognante e innamorata, regista precisa e creativa.
Al mio arrivo, stendevi manti di profumi, sceglievi accuratamente le musiche, accendevi le candele sulla tavola imbandita del tuo corpo gustoso, dei tuoi cibi che caldi estraevi dal forno. Per me.
Ogni cosa era al suo posto, nella casa della tua anima: collocavi accanto al metronomo i miei tempi lenti, lì la poesia, sul divano la capacità di ascolto, in quell’angolo l’amicizia, laggiù in fondo alla stanza una montagna di silenzio, nello stanzino proibito la fantasia, sul trespolo in ferro le mie tovaglie da bagno arrotolate con cura, accanto all'armadio le mie ciabattine bianche, sul comodino la bottiglia d'acqua per la notte, nei tuoi palmi aperti la libertà, nel bicchiere la seduzione. E seducente eri, con le tue trovate insolite, ogni volta una e più.
Imboccavi la mia anima anoressica come una rondine con i suoi rondinotti. Eri un nido. Rammendavi i miei abiti sdruciti – di chi ha sofferto – con fili colorati e resistenti. Con le tue piccole mani d’amore lisciavi la mia pelle, assetata di affetto e perdono, come un mare in tempesta su cui riportavi la calma. Massaggiavi con creme il cammino polveroso dei miei piedi stanchi.
E se mi chiudevo nei silenzi, ti mettevi seduta lì sul baratro, le gambe penzoloni, ad aspettarmi in eterno, conscia che già solo provare a infrangerli significava caderci dentro, in quel burrone buio. Eri diventata ormai esperta.
 La tua camera era la stanza dei giochi. Io e te due bambini complici e instancabili. Sapevi giocare persino con i mostri che mi abitano dentro. Ci mangiavamo come serpenti. L’uno di fronte all’altra svuotavamo l’anima dai segreti: monete preziose che spargevamo sul letto da un cuore borsellino. Tu raccattavi i pezzi che io lasciavo cadere come mai avevo fatto con nessuno. Pezzetti di carta che la tua mano di scrittrice ricuciva. Briciole di Pollicino alla luna, per ritrovare la strada che conduceva alla mia anima.
 Le tue parole TI AMO tagliavano la crosta del mio cuore: respirava!
 Ero intero con te. Ma vulnerabile. Facevo resistenza alla mia consegna, come un ragazzo che non capisce un'equazione. Tu non eri prevista. Eri venuta nella mia vita per insegnarmi ciò che non volevo imparare! Eri una goccia d’inchiostro a imbrattare il promemoria che con cura avevo stilato. A coprire le mie certezze. Da dove fossi entrata Dio solo lo sa.
I nostri corpi carichi di benessere si lasciavano andare a un sonno ristoratore, cullati dalle note del jazz. Ma non sono convinto che tu dormissi. Sentivo su di me la tua attenzione costante, eri LA CURA di Battiato. Una luce che non si spegneva mai.
Al mattino ti offrivi al mio sguardo di uomo in tutta la tua naturale bellezza: spettinata, ancora nuda, il trucco sciolto come una Pierrottina, i grandi occhi verdi carichi di passato ma anche di sogni. Le tue lingerie inventate sparse per la stanza. Il tuo profumo indelebile sul mio corpo. Quanto donna eri!
-          Sono bella?
-          Sì, sei molto bella.
Allora il tuo naso sbarazzino volava in alto con un sorriso felice. Eri felice. Felice di me. Un cestino di frutti bellissimi: gioia, creatività, dolcezza, premura.
Il profumo del forno solleticava le mie narici: avevi cotto i cornetti, fatto il caffè e le tue memorabili tisane, allineato nei vassoi della colazione i tuoi sentimenti in mezzo ai biscotti e allo zenzero.

Il bacio sulla porta coi tuoi seni premuti sul mio cuore, il tuo sorriso pieno, il tuo profumo di donna. Lasciavo la casa dell’amore, il nido, l’accoglienza. Tornavo come sempre alla mia libertà. Il tuo regalo.

venerdì 11 agosto 2017

STORIE DI BULLI, un libro di Sonia D'Alessio



Violenza e paura. Angoscia di non essere nessuno, terrore di non riuscire a essere quel che si vorrebbe, ansia di non essere degni del gruppo, approvati e accettati; incapacità di reagire, rimanendo spettatori passivi. Perché il bullismo ha tanti tasselli. C’è la vittima principale, che è sempre un ragazzo perbene. E poi ci sono quelli che si sono “smarriti”; come il carnefice, o la ragazza che si fa trascinare perché senza orientamento, e finisce anche lei preda dei bulli; o i genitori che a volte non sono di aiuto. O gli spettatori, omertosi, incapaci di denunciare. Persi.
Una storia di bullismo che si snoda tra quinta elementare e seconda media, raccontata da due punti di vista, che si alternano capitolo dopo capitolo; sono due facce della stessa medaglia. Lui è Luigi, la vittima; chiuso, educato, pianista, poeta. Lei è Asja, una dei carnefici, ragazza senza orientamento e dalla personalità acerba; ci racconta come si è ritrovata nel gruppo dei bulli chiamati I DIAVOLI NERI. E come ne è uscita e si è riscattata.
Una storia di bulli sbullizzati e nastri riavvolti.  Parecchi gli spunti di riflessione.

TRAMA
Gino è un ragazzino sensibile che ama la lettura, suonare e scrivere poesie.  Vittima di bullismo a scuola, diventa chiuso e silenzioso. I bulli costituiranno poi la BANDA DEI DIAVOLI NERI compiendo atti di vandalismo, teppismo, violenza contro persone, ambiente, cose. All’interno della scuola, allagate aule, distrutte verifiche didattiche. I Diavoli vengono colti in flagranza di reato e portati davanti al Procuratore Minorile. Protetti dai genitori, se la cavano.
Il capo della banda accusa Luigi di aver fatto la spia con i professori e convince gli altri a vendicarsi di lui. Il ragazzino viene trascinato in una stalla, insieme a Martino, l’unico dei compagni di classe che si è ravveduto e ha abbattuto il muro dell’omertà, l’unico che gli è amico. Vengono picchiati, spalmati di letame e abbandonati.
Ad aiutarli sarà Asja, che finalmente trova il coraggio di ragionare con la propria testa, la forza di un gesto eroico.
                                           

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